
Hai appena acquistato un drone o stai pensando di farlo. Prima del primo decollo, la normativa francese impone diverse procedure preliminari, a volte poco conosciute. Il quadro legale si basa su testi europei e nazionali che classificano i droni in base al livello di rischio, non solo in base al peso o al prezzo.
Identificazione elettronica a distanza: il nuovo obbligo che cambia le regole
Dalla fine del 2023, la DGAC sta preparando l’estensione dell’obbligo di identificazione elettronica a distanza (Remote ID) ai droni ricreativi di oltre 250 g. L’entrata in vigore generalizzata è annunciata per il 2026 nell’ambito dell’aggiornamento francese del regolamento (UE) 2019/947.
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In concreto, il tuo drone dovrà emettere continuamente un segnale radio contenente il suo numero di registrazione, la sua posizione e quella del pilota remoto. Questo segnale sarà leggibile dalle forze dell’ordine dotate di ricevitori adeguati.
Perché questa evoluzione è importante per un pilota ricreativo? Perché trasforma un volo anonimo in un volo tracciabile. Un drone senza Remote ID attivato sarà in violazione, anche in una zona di volo autorizzata. Per comprendere bene la legislazione dei droni in Francia, questo futuro obbligo merita di essere anticipato fin da ora al momento dell’acquisto di un dispositivo.
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Categoria aperta: sottocategorie A1, A2 e A3 spiegate semplicemente
Il regolamento europeo classifica le operazioni a basso rischio nella categoria aperta. Questa categoria si divide in tre sottocategorie, ed è qui che la maggior parte dei piloti ricreativi si confonde.
Sottocategoria A1: volo vicino a persone
Riguarda i droni più leggeri, con un marchio di classe C0 o C1. Un drone C0 non supera i 250 g e può sorvolare persone non coinvolte nel volo, senza formazione obbligatoria. Per un drone C1, il pilota remoto deve aver superato un esame teorico online sul sito della DGAC.
Sottocategoria A2: volo a distanza orizzontale ridotta
Consente ai droni di classe C2 di volare vicino a zone popolate, ma mai sopra le persone. Il pilota deve possedere il certificato teorico e aver completato una formazione pratica in autoformazione. La distanza minima dalle persone dipende dalla modalità di volo scelta (bassa velocità o meno).
Sottocategoria A3: volo lontano dalle zone popolate
È la sottocategoria che accoglie i droni C2, C3 e C4, ma anche i dispositivi senza marchio CE venduti prima dell’implementazione del sistema europeo. Il volo deve avvenire lontano da qualsiasi zona residenziale, commerciale o industriale.
- In A1 con un drone C0: nessuna formazione richiesta, ma è obbligatoria la lettura delle norme in vigore.
- In A1 con un drone C1 o in A3: esame teorico online gratuito sul portale della DGAC (Fox AlphaTango).
- In A2: certificato teorico più pratica documentata, poi esame complementare.
Registrazione del drone e numero di operatore UAS: due procedure distinte
Molti principianti confondono la registrazione del dispositivo e l’ottenimento del numero di operatore. Si tratta di due procedure separate sul portale AlphaTango della DGAC.
Il numero di operatore UAS è obbligatorio per ogni pilota, indipendentemente dal peso del drone (inclusi sotto i 250 g se dotato di una telecamera). Lo ricevi dopo l’iscrizione online. Deve essere apposto su ogni drone che possiedi.
La registrazione individuale del drone, invece, riguarda i dispositivi che superano una certa soglia di massa. Genera un numero distinto, legato al dispositivo e non al pilota. Questa distinzione ha un impatto pratico: se presti il tuo drone, l’emittente deve avere il proprio numero di operatore.

Zone di volo e restrizioni: leggere la mappa prima di decollare
La Francia suddivide il suo spazio aereo in zone con restrizioni varie. La mappa ufficiale, accessibile su Géoportail, mostra le zone vietate, regolamentate e pericolose.
Ecco i casi più frequenti in cui il volo è vietato senza autorizzazione specifica:
- Vicino agli aeroporti e aerodromi, in un raggio variabile a seconda dell’installazione.
- Sopra siti sensibili: centrali nucleari, prigioni, terreni militari, ospedali.
- Nei parchi nazionali e in alcune riserve naturali, salvo deroga prefettizia.
- Sopra raduni di persone all’aperto (mercati, concerti, eventi sportivi).
La quota massima di volo nella categoria aperta è fissata a 120 metri sopra il suolo. Alcune zone abbassano questo limite, talvolta a poche decine di metri. Controllare la mappa prima di ogni volo non è un consiglio, è un obbligo legale.
CATS: il futuro certificato teorico europeo comune
L’EASA e la Commissione europea hanno annunciato nel 2024 il progetto di sostituire entro il 2026 i precedenti riferimenti nazionali dei certificati teorici con il CATS (Competency-based Theoretical Standard). Questo certificato diventerà la base unica per i piloti remoti europei, compresi quelli in Francia, per le operazioni che superano la semplice categoria aperta.
Per un pilota ricreativo che vola esclusivamente nella categoria aperta, il CATS non cambierà molto a breve termine. Il certificato online gratuito della DGAC rimarrà valido per le sottocategorie A1 e A3. Tuttavia, se stai considerando missioni professionali o voli in categoria specifica, seguire l’evoluzione del CATS ti eviterà di dover ripetere esami ridondanti.
Il quadro normativo dei droni sta evolvendo rapidamente, con due scadenze importanti nel 2026: il Remote ID generalizzato e la transizione verso il CATS. Volare in regola oggi significa anche scegliere un dispositivo compatibile con le normative di domani, verificando il suo marchio di classe CE e le sue capacità di identificazione a distanza.